giovedì 29 settembre 2011

Acqua e farina.

Acqua e farina.
Sono fatta di acqua e farina.
Altrimenti non mi mangeresti così.
Non mi divoreresti
pezzo per pezzo.
Briciola dopo
B r i c i o l a .
Lo fai tu,
troppe volte.

Sembra strano come i piccoli sassi
ti si attaccano ai piedi
con milioni di vento che
toccano i tuoi capelli.
Milioni di vento toccano
la tua pelle; ma lasciano lì
i piccoli sassolini.

domenica 25 settembre 2011

Mare, mare!

Altrimenti perchè fuggirebbero così?
Cammino in punta di piedi,
Sulla spiaggia.
Non voglio far rumore,
Non voglio che si accorgano di me,
Non voglio che si spaventino.
Vengono, mi vedono e subito viiiia!
Onda, di cos'hai paura?

Cammino in punta di piedi:
La sabbia crr crr crr,
Non è mia la colpa!
Ditele di tacere!
Shhhhhhh!

Sulla spiaggia.
Chi ti urla contro è uno sciocco.
Chi ti crede invincibile lo è ancora di più.
Tu che ti spaventi per chi cammina in punta di piedi.
Mare, perchè fuggi?

martedì 20 settembre 2011

La Maniera.

Scaverei per mille interi giorni.
Sopporto, no. M'impegno.
Sarei felice se ti piacesse.
Sarei felice se te ne accorgessi.
Non di me.
Ma che sto scavando.
Tralascio vermi, ragni, lombrichi,
radici, putride acque.

mercoledì 31 agosto 2011

Capelli tagliati e birra.

Voleva uscire per andare da lui. Solo da lui. Ci sarebbe andata a piedi, casa sua non era lontana. Magari in quel chiilometro di distanza avrebbe ragionato su quello che poteva e voleva dirgli. Ti amo, forse sarebbe stato sufficiente. Avrebbe dovuto spiegarli perchè. Perchè dopo tanto tempo, perchè dopo tutto quello che era capitato, perchè anche se faceva così caldo. Dopo tutte le foglie calpestate, tutti i lampioni fotografati, tutti i sorrisi e i capelli tagliati. Avrebbe voluto spiegargli come si entra in altri letti sentendosi degli estranei, sentendosi nudi in mezzo alla folla. Avrebbe voluto spiegargli che tornare indietro è stato come camminare scalzi su una finestra rotta. Quella che si è rotta il giorno in cui se n'era andata.

E invece era lì a discutere con un muro bianco, che non riusciva nemmeno a chiedergli seriamente perchè avesse quella faccia imbronciata. E perchè la sua voce sembrasse un uovo sbattuto troppo tardi. Scrivere non le serviva a nulla, per questo era uscita a bersi una birra, in un bar dalle luci soffuse, come quelli che le piacciono tanto. Altra cosa che lui non sapeva. Quante cose lui non sapeva di lei. E chissà se gli importava.

Alla fine prese la giaccà dall'attaccapanni vicino alla porta e uscì. Non andò da lui, non avrebbe avuto senso. Andò in un bar dalle luci soffuse.

mercoledì 24 agosto 2011

Caffè americani.

Era seduta in un bar perchè si era stancata di correre su e giù per le strade della città, avanzando grazie alle spintonate e gomitate della gente. Si, la gente. Non la capiva. Una massa informe senza volto nè odori definiti. Cercava i colori, le facce. Voglio vedere le facce, vederne i colori e nel caso mandarli a fanculo. Individui, amantissimi individui. Soffici, morbidi, paffuti individui che camminano pensado alla loro giornata. Non amava il caffè, ma non poteva farne a meno. Nero, intenso, con questo profumo inconfondibile, come quello dei tuoi capelli neri, o almeno così credevo finchè non li ho visti alla luce del sole. Perchè m'inganni così?
Erano le 10.34. Orario scomodo per qualsiasi cosa: per vederti, per vederlo, per pensare. Pensare a quell'ora è più dannoso che pensare a mezzanotte con i pensieri che ti assolgono nella solitudine delle lenzuola. Maledizione, voglio diventare un replicante. Qualsiasi ora è sbagliata.
Si alzò, pagò il caffè all'americana perchè quello ristretto non riusciva a berlo e si diresse verso l'uscita.

venerdì 15 luglio 2011

Doveva essere un giorno migliore.

Vorrei dirti grazie oggi. Vorrei dirti grazie per tutti i momenti in cui mi hai guardata, mi hai sorriso e mi hai baciata. Vorrei ringraziarti per quelle risate notturne che facevamo ascoltando la radio nella tua macchina o le stupide canzoni che ti piacciono. 


Ho perso le parole. Non riesco più a parlare di te.
Amico mio, rinchiuso nella prigione.
Narrerò di te nell'unico modo in cui so.

Maledetta sabbia che s'incolla all'aria e spazza via l'acqua che porti in questa stanza. Maledetto tu che porti l'acqua e non mi fai respirare.

sabato 7 maggio 2011

Pop corn e formiche

Ho comprato i pop corn, come mi avevi chiesto. Quelli da fare nel microonde da mangiare durante i film che ci piacciono tanto. I film che ti piacciono tanto. Che mi piacciono tanto. Quei film guardati pur di non fare qualcos'altro, come anche semplicemente guardarsi, come lo stare insieme veramente, come farti guardare nei miei occhi, per non farti capire quello che c'è, o quello che non c'è.

Sette piccole formiche corrono per accaparrarsi la briciola. Un formichiere le guarda affascinato pensando alla croccantezza delle loro zampe. Non le mangia, le guarda semplicemente. Semplicemente. Fino a lacrimare. 

mercoledì 13 aprile 2011

Era meglio così.

Era notte fonde quando rientrò. Era stata al cinema a vedere un film di cui non ricordava nemmeno il titolo. Un film sbagliato. Parlava di una donna che non aveva un uomo da amare. Un film sbagliato, appunto. Non sapeva nemmeno perché lo avesse visto, forse avrebbe fatto meglio a leggere qualche recensione prima di andarlo a vedere. Ma la sua amica aveva insistito tanto..  Dopo il film si erano fiondate in un ristorante cinese self service e avevano mangiato per ore. Lei aveva mangiato per ore. Era sola. C’era lui. Non ricordava più molto.  - Era meglio così – .
Lasciò l’appartamento come ogni mattina alle 7 per dirigersi a prendere il solito, giallo, rumoroso autobus delle 7.10.  Quella mattina si sentiva particolarmente attraente perché aveva comprato un nuovo paio di occhiali da sole che coprivano perfettamente le sue occhiaie. – Era meglio così. -
Aveva provato anche un nuovo fondotinta e aveva in cuor suo la speranza che durasse fino a sera.

venerdì 18 marzo 2011

Un misero mortale e una dea.

Un misero mortale s'incamminò lungo la strada della redenzione.

Un misero mortale chiese aiuto agli dèi dell'Olimpo.

Un misero mortale percorse la strada della redenzione.

Un misero mortale ringraziò dell'aiuto gli dèi.

Un misero mortale tornò a casa dalla moglie.

La moglie del misero mortale non era una dea.

Un misero mortale non capì.

Un misero mortale spiegò.

Un misero mortale aiutò Moglie.

Un misero mortale prese fra le mani ciò che restava, lo diede in dono all'anima della donna che amava, la baciò.

Per quanto si sforzasse Moglie era come pietrificata. Aprì la piccola finestra che dava sul giardino ed era primavera.

Primavera entrò, Moglie si trasformò in una dea.

domenica 27 febbraio 2011

Coca Cola e fischi.

Non era poi così in ritardo. Aveva perso troppo tempo a scegliere il colore degli orecchini, giusto dieci minuti. Il gatto dormiva ancora profondamente sul divano nell'angolo in cui non cadeva la luce della finestra che dava sul balcone. -Beato lui- è uscì.

L'autobus delle 7.21 come sempre era in ritardo. Non aveva tempo per fermarsi a prendere il caffè, o forse si, dipendeva dal traffico. Potere superiore di carattere esponenziale - una, due tre quattro cinque se.. sette.. ott.. nove..diec.. undici ... macchine.

Controllava da giorni se lui avesse risposto alla sua mail. Forse si era lasciata troppo prendere dalle parole e lui non le aveva capite. Forse erano quelle giuste e lui non voleva semplicemente rispondere. Lei era quello: una nullità fra le altre. Non c'era motivo che lui..

7.58 - A volte, troppo spesso mi odio.
Vorrei essere te nell'attimo in cui ti guardi allo specchio la mattina e convincerti che quello che vedi è tutta un'altra cosa.
Maiali, sacchi della spazzatura, milioni milioni e milioni di trucco, capelli color Coca-Cola mischiata ad aranciata e quei campanellini. Stupidi, insulsi campanellini.

Lui si svegliò e non sapeva dire con certezza cosa fosse quel post-it attaccato al cervello. Forse lei, forse l'altra. No, l'altra no. Era impossibile, gli aveva scritto una mail ma.. possibile?

- Capelli nocciola, risata di perle, fischi.

sabato 26 febbraio 2011

Dio del fuoco e polvere di uomo.

Era una mattina fredda. Si era vestita leggera per colpa di quel raggio di sole che era entrato dalla sua finestra. Aveva bisogno di un caffè. Entrò nel primo bar che vide e cercò di attirare invano le attenzioni del cameriere troppo preso a parlare con un tizio occhialuto che avrebbe visto molto volentieri polverizzato. Finalmente un'occhiata di comprensione e le speranze di avere un caffè crebbero a dismisura.

La porta si aprì ed eccolo lì, in piedi con il suo stesso identico desiderio di avere un caffè.

- Signorina, desidera?
- Un caffè lungo, grazie.

Lui ordinò un caffè macchiato. Maledetto latte, fossi capace di digerirti - pensò.

Le si avvicinò, - posso sedermi? - ed il caffè diventò un'orchidea.

- Mi manchi sai? Come se mancasse quasi l'aria. Respiro a fatica, sono sempre senza respiro come se corressi da chilometri e giorni. Non posso stare a guardarti da lontano come se fossi di un altro.

Lei non disse niente.

L'uomo, ordinato il caffè, lo bevve, pagò e uscì.

Era una mattina fredda e il caffè non mi aveva riscaldato. Maledizione, vorrei vederti qui al mio posto se non desidereresti di essere il dio del fuoco e incendiare tutto!

venerdì 28 gennaio 2011

Nero e avorio.

Dopo un'improbabile e agghiacciante ora di sonno mi ritrovai al punto di partenza. Non era servito a molto quel viaggio e quelle migliaia di chilometri non avevano alleggerito niente se non il mio portafoglio.

Il suo ricordo era ancora lì, per quanto avessi guidato non riuscivo a cancellare quell'odore delicato su quella pelle di marmo bianco. Quegli occhi neri che si mescolavano ai dipinti con cui tapezzava la nostra stanza da letto. Neri, come lei, come la pelle d'avorio che si incastrava in quei movimenti confusi mentre la stavo a guardare. Lei disegnava, come solo lei poteva fare. Mi prendeva e mi scuoteva come se fossi un melograno ormai stanco.

Non si poteva dimenticare così. Così come te - non me, almeno. Non si poteva capire, certo no. Lei era una dea scesa da alte scale solo per dipingermi, per dipingere ciò che eravamo.

- Mi verserò un caffè, per ricordare. Nero, neroneroneronero come il caffè. Come la tua pelle onirica in un piatto d'elefante.

Cosa non si può fare guardando una stupida foto in bianco e nero. Ho provato a ridipingerla a colori ma non riuscivo a ricordare di che colore fossi tu quel giorno. Bianco? Rosa? E se fossi stato verde? Ho dimenticato il perchè. Perchè quella foto era in bianco e nero? Chi l'ha scattata non sa che ogni foto è rubare un pezzo d'anima? E perchè ha voluto rubarmela di un grigio fumo così orribile?

Dopo un'improbabile e agghiacciante ora di sonno mi ritrovai al punto di partenza. Non era servito a molto quel viaggio e quelle migliaia di chilometri non avevano alleggerito niente se non il mio portafoglio.

mercoledì 29 dicembre 2010

Stai.

C'è il destino, la fatalità
un cammino è quello che sarà
io voglio ritornare piccola
l'entusiasmo la sensibilità
il coraggio, la noia, la realtà,
io voglio scivolare su di te.
Non importa quello che hai perduto,
non importa quello che hai lasciato
a me importa di arrivare fino a te.
Non importa come l'hai saputo,
entra in questo mondo sconosciuto
e scivola sul ghiaccio della gente.
C'è la pioggia che ti bagnerà
sigarette e vino a volontà
io voglio ritornare limpida.
C'è il delirio e la gente non lo sa.
La fortuna, l'amore dove sta?
Io voglio scivolare su di te;
Non importa quello che hai sentito,
l'importante è che mi hai perdonato,
a me importa di giocare un po' con te.
Non importa quello che hai bruciato,
non importa se avevi mentito
e scivola sul ghiaccio della gente.
Scivola un pensiero
leggero sulla pelle
per quello che è già stato
per quello che verrà;
scivola il tuo seno sulle mie idee confuse..
tra tutta questa gente
ti abbraccio finalmente,
tu non aver paura
e ruba questo vento
io non sarò distante;
scivola con me.

scivoli di ghiaccio.


















. Scivoli di ghiaccio .
. Giorgia .

lunedì 20 dicembre 2010

Donna naturale

Appoggiata a un'orchidea
scivolo via, leggera.
Trasportata da una
goccia di pioggia
respiro quest'odore
salato.
Un giorno non vi guarderò
più da lontano
sarò anche io un
piccolo leggero fiore,
sarò una donna naturale,
ancorata a te,
Madre.
Quello che avevo bisogno di sentire
quello che avevo bisogno di respirare
Quello che ci doveva essere.

mercoledì 8 dicembre 2010

Perle e papaveri

Dioniso fanciullo 
corri in un prato selvaggio
e lasci me sdraiata
nel mio lungo bianco vestito
a rimirarti.
Ridi, ridi, ridi
e non posso fare a meno
di ascoltare e so
che mi mostrerai
qualcosa di buono.
Ogni fanciulla riderebbe di me
io Amore travestito di 
Curiosità. Una donna naturale
si una donna naturale.